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| "La mia scuola" - la recensione |
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Ecco: se, come mi si richiede, dovessi delineare, se dovessi condensare la figura di Giuseppina Pizzigoni in due parole, direi che il grande merito di Pizzigoni è stato quello di rovesciare il terribile aforisma di Oscar Wilde "Chi sa, fa. Chi non sa, insegna." trasformandolo in: " Non solo l’insegnante è colui che 'sa', "Fare"Un motto di Giuseppina Pizzigoni era: “ Scuola di poche parole e molti fatti ". Ed è un motto che non va interpretato solo nel senso immediato di una scuola pragmatica, attiva, fattiva, aderente alla realtà, al lavoro, all’azione, ma anche in un senso più alto e spirituale: Giuseppina Pizzigoni aveva “rubato” e fatto proprio anche un altro bellissimo motto (credo che sia di Quintiliano …): "I bambini non sono anfore da riempire, ma fiaccole da accendere": da accendere di passione per la conoscenza, per il sapere che non viene trasmesso dal maestro, come acqua che passa da un recipiente all’altro, da un’anfora all’altra e lì sta, ferma, statica, puzzolente, cheta, chiusa ad ammuffire, a marcire, ad ammollarsi, ma è un sapere che scatta come una fiamma, che brucia, che devasta, che consuma, che va verso l’alto, che sconvolge, che riscalda, che smuove e si muove … È una passione per la conoscenza che non viene trasmessa, ma acquisita grazie al piacere della scoperta, scoperta che faccio con le mie mani, i miei occhi, i miei sensi e il mio corpo tutto e che rimarrà indelebile e salda nella mia mente …senza bisogno di verifiche, valutazioni, test, prove e controprove, quiz, che tanto vanno di moda oggi dì …"perché, - scriveva la Pizzigoni nel lontano 1914 – se lo scolaro fu guidato a scoprire una verità, non la dimenticherà più, perché gli è costata la fatica della ricerca (l’unica fatica proficua) e gli ha arrecato la gioia della scoperta!"
1911- 2011!È sorprendente pensare che esattamente cento anni fa, Giuseppina Pizzigoni fondava una scuola nuova, "rinnovata " appunto, rivoluzionaria (rivoluzionaria per il 1911 … ma anche sconvolgente e “necessaria” nel 2011!), una scuola basata sul corpo, sull’idea anticartesiana (e non così scontata e assimilata neppure oggi) che corpo e mente sono una cosa sola, non scissa e non scindibile; sull’idea che una scuola che immobilizza il corpo, nega la corporeità, nega le passioni, nega le emozioni (E SOPRATTUTTO LA POSSIBILITA’ DI ESPRIMERE QUESTE EMOZIONI) è una scuola che ha fallito, che ha fallito il suo scopo; è una scuola “intellettualistica”. Intellettualistica? Non è nemmeno una scuola intellettualistica, perché non sa neppure sfornare buoni intellettuali, ma solo “uomini a metà” (come Goethe definiva gli HalbMenschen, cioè gli uomini incompleti, che non sanno comprendere la musica, l’arte, il teatro, tutti gli aspetti complessi, densi, molteplici della vita, tutta la complessità della vita …).
E perché quel meraviglioso riverbero emotivo che i bambini di V D ci trasmettono quando cantano Guccini, o quando accarezzano un pulcino, o quando seminano fiduciosi rucola e frumento o spargono il letame, quel riverbero emotivo che emana da loro e che ci scuote, ci rivela che, lungo l’intenso percorso della loro vita, questi bambini hanno avuto mille occasioni di mettere in contatto il cuore con la mente, la mente con il comportamento e il comportamento con il mondo … E ci rivela dunque che questa scuola non ha fallito, ma ha vinto; che non è stata un arido e noioso e inutile contenitore di predicozzi moralistici e inefficaci, ma un microcosmo caldo e vivo e fecondo, che ti mette in sintonia con il tuo cuore e con il mondo. E quell’alunno, che con tanta tenerezza, pudore e poesia, ci parla delle sue prime emozioni d’innamoramento e amore, con il candore, la dolcezza e la profondità dei suoi dieci anni, ci fa toccare con mano il benessere, cioè il clima "buono e benefico", l’atmosfera rilassata, spontanea e autentica che questa scuola sa creare intorno ai suoi bambini, forse anche grazie alle intuizioni architettoniche-pedagogiche di Giuseppina Pizzigoni che sembrerebbero anticipare e coincidere con quelle di una grande artista a noi contemporanea, Zaha Hadid (architetto, creatrice del MAXXI di Roma, Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo): Potrebbe essere questa la sintesi ottimale dell’energia risoluta delle opere e dell’esistenza di Giuseppina Pizzigoni, e di quella semplicità stilistica che è propria di chi ama le altezze dello spirito, di chi sa coniugare in sé la concretezza dell’artigiano e la creatività dell’artista. E la si potrebbe ritrovare proprio tra le pietre e i mattoni e le zolle di terra degli orti della Rinnovata: una scuola sognata e realizzata per la gioia di poter attuare, studiando, costruendo, sperimentando, quella passione per le nobili cose e per il bello, che accompagnò tutta la vita di Giuseppina Pizzigoni.
Lucia Sacco |

